Tartaro: cos’è, perché si forma e come si rimuove
Capita di passare la lingua sui denti e sentire una superficie ruvida, soprattutto dietro gli incisivi inferiori, o di notare allo specchio un bordo giallastro vicino alla gengiva. Spesso è tartaro, una delle ragioni più comuni per cui le sedute di igiene professionale restano un appuntamento da non rimandare. Nei nostri studi di Arezzo e Sinalunga è la Dott.ssa Elisa Viti, la nostra igienista dentale, a occuparsene, e capita spesso che i pazienti le chiedano da dove arrivi e perché non basti lavarsi bene i denti per toglierlo.
Da dove nasce il tartaro
Tutto comincia dalla placca, quella patina morbida e quasi invisibile che si deposita di continuo sui denti ed è fatta di batteri, saliva e residui di cibo. Finché è morbida, la placca si rimuove con lo spazzolino e il filo. Il problema arriva quando resta dov’è: nel giro di poco i minerali presenti nella saliva la induriscono e la trasformano in tartaro, una sostanza compatta che aderisce tenacemente alla superficie del dente.
Una volta indurito, il tartaro non si stacca più con il normale spazzolamento. Si forma più facilmente nei punti difficili da pulire e dove la saliva ristagna, come la faccia interna dei denti davanti in basso e la zona vicino al margine gengivale. La velocità con cui si deposita cambia da persona a persona: alcuni ne accumulano poco anche trascurando qualche passaggio, altri ne formano parecchio pur avendo una buona igiene, per via della composizione della loro saliva o di abitudini come il fumo.
Perché non basta lavarsi i denti
Una buona igiene domestica rallenta molto la formazione del tartaro, perché toglie la placca prima che faccia in tempo a indurirsi. È il motivo per cui spazzolino, filo o scovolino restano la prima difesa, un tema che abbiamo approfondito spiegando come fare una corretta igiene orale a casa. Quello che la pulizia di casa non può fare, però, è rimuovere il tartaro già formato: per quello serve uno strumento professionale.
Lasciato dov’è, il tartaro tende a creare qualche fastidio nel tempo. La sua superficie ruvida trattiene altra placca e batteri proprio a ridosso della gengiva, che può infiammarsi, arrossarsi e sanguinare durante lo spazzolamento. Se notate del sangue quando vi lavate i denti, vale la pena capirne la causa, come abbiamo spiegato parlando di gengive che sanguinano.

Come si rimuove il tartaro
Il tartaro si toglie in studio, durante una seduta di igiene professionale. La Dott.ssa Viti utilizza strumenti dedicati, spesso a ultrasuoni, che lo frantumano e lo staccano dalla superficie del dente senza danneggiare lo smalto. La seduta comprende in genere anche la rimozione delle pigmentazioni superficiali e una lucidatura finale, che lascia i denti lisci e rende più difficile alla placca aderire di nuovo.
Quanto spesso ripeterla dipende da ciascuno. Chi forma tartaro in fretta o ha già avuto problemi gengivali può aver bisogno di sedute più ravvicinate, mentre per altri è sufficiente il controllo periodico. È un aspetto che valutiamo caso per caso, perché non esiste una frequenza valida per tutti.
Una parte del lavoro, infine, riguarda la prevenzione. Durante la seduta capita spesso di rivedere insieme la tecnica di spazzolamento e di individuare i punti che sfuggono, così a casa il risultato dura più a lungo.
FAQ – Domande frequenti
Posso togliere il tartaro a casa?
Una volta indurito, no. Lo spazzolino rimuove la placca morbida, ma non il tartaro già formato, che richiede una seduta professionale. Gli strumenti "fai da te" venduti per raschiarlo possono danneggiare smalto e gengive.
Ogni quanto va fatta l'igiene professionale?
Varia da persona a persona. Per molti una cadenza periodica è adeguata, ma chi forma tartaro velocemente o ha gengive delicate può averne bisogno più spesso. Lo definiamo insieme durante la visita.
Il tartaro provoca dolore?
Di per sé non sempre. I fastidi nascono soprattutto dall'infiammazione della gengiva che il tartaro favorisce, con arrossamento e sanguinamento più che con un dolore vero e proprio.
La rimozione del tartaro rovina lo smalto?
Eseguita con strumenti professionali e da personale qualificato, la procedura non danneggia lo smalto. Serve proprio a togliere un deposito che, restando, farebbe più danni.
Il tartaro fa parte della normale vita della bocca: si forma di continuo e, entro certi limiti, è fisiologico. Quello che fa la differenza è non lasciarlo accumulare, unendo una buona igiene quotidiana a controlli e sedute professionali con la giusta cadenza. Se è passato un po’ di tempo dall’ultima pulizia o hai notato depositi e gengive un po’ irritate, puoi prenotare una seduta di igiene nei nostri studi di Arezzo e Sinalunga: ti seguiremo con un percorso adatto alla tua situazione.